Si, lo so. Il titolo del post messo così sembra una follia. Ma negli ultimi giorni mi sono resa conto di quanto davvero io stia ( o non stia eh) curando il mio personal branding. Succede questo: io sono appassionata di musica. Appassionata seria. Ascolto un po’ di tutto (che è una di quelle stronzate che dicono in tanti e non vuol dire niente) e ho una certa fissa, leggi ossessione, per Damien Rice.
Ora, qualche settimana fa, ho comprato i biglietti. E, ammetto, prima dell’acquisto ho postato più volte sui miei account la mia frustrazione per il fatto che non fossero ancora in vendita, nonostante l’annuncio.
Mio massimo stupore quando, il giorno dell’uscita, mi contattano diverse persone, chiedendomi se ho preso i biglietti. Non i miei amici, ma persone “dell’internet”, con cui non avevo mai avuto nulla a che fare.
Primo pensiero: devo aver veramente rotto le scatole.
Secondo pensiero: ah, ma allora qualcuno mi legge!
Fermati i sensi di colpa per il primo, vorrei fare un ragionamento più ampio per il secondo.
Qualcuno mi legge, qualcuno mi legge e non mi conosce. E quindi, io sono il mio profilo? Io sono il mio Twitter, il mio Facebook, il mio Google+, il mio Pinterest?

Se fossi il mio profilo Twitter, sarei attaccata alla tv sempre. E acida. (Si, ok, questo è vero). Ma non si capirebbe che lavoro faccio.
Se fossi il mio profilo Facebook, sarei fissata con Damien Rice, parlerei di lavoro e di cose stupide. Ma non di tv, ad esempio.
Se fossi il mio Instagram starei in treno sempre. O al massimo con i gatti.
Se fossi Google+ e Pinterest…si ok, non avrei vita da un po’, roba che forse bisognerebbe chiedersi se sto bene.
In nessun caso di questi, avrei amici o uscirei di casa.
In nessun caso o quasi, sarei la fidanzata di Moroso. O parlerei della mia famiglia.
Eppure io sono queste cose. E sono anche altre. Tutti questi sono pezzi di un puzzle, che presi singolarmente magari hanno senso, ma non raccontano la totalità del quadro.

Quanto sono filosofica, ed è solo lunedì!

Faccio attenzione a quello che pubblico, ma cerco sempre di non dare una immagine di me che non sia vera. Cerco di evitare le gaffes, ma forse è il caso di ripensare a ogni post. Per capire se sono io davvero.
Perché come puoi pensare, lavorativamente parlando, di proporti come, ad esempio paziente babysitter mentre sui social sfoghi la tua rabbia?
Mi verrebbe da chiedere: chi sei tu? Sei quella rabbiosa che insulta o sei brava e preparata?
Come faccio a fidarmi?

È di ieri il fatto che il social media manager de Il Messaggero, abbia specificato che “la fanpage non è Il Messagero. Facebook è solo un social network”.
Eviterò di dire che non è SOLO un social, ma mi soffermerei sulla prima. Se la fanpage non è la testata, mi dà comunque una panoramica dei contenuti. Mi aspetterò di trovare altro sul sito? E che cosa?
E chi parla con me, cosa si aspetta, una volta usciti da Facebook, Twitter etc?

Ecco, ad esempio, tu cosa ti aspetti?

3 Comments

  1. Serena

    Ciao Camilla,
    il tuo post mi ha incuriosito. Ti conosco solo via Facebook e la particolarità con cui ti identifico è che sei una fan sfegatata di Damien Rice, mi sono sentita chiamata in causa! 😉
    La tua riflessione è interessante, ragiono a voce alta con te.

    È difficile mantenere un equilibrio tra quello che sei e quello che mostri tramite social, i social non sono te ma non sono neanche compartimenti stagni rispetto alla tua vita reale. Possono essere una vetrina quando parli del tuo lavoro, una valvola di sfogo quando ti incavoli, un aggregatore di persone con i tuoi stessi interessi quando parli, appunto, di Damien Rice.
    Come fare però, ad esempio, ad interessare contatti utili in ambito lavorativo senza allontanarli con post più “sbracati”, in cui vai a ruota libera? Forse conviene fare un po’ di ordine a monte per evitare che il tutto si mescoli troppo, come nei cassetti della biancheria.

    Google Plus e Facebook ti vengono incontro con cerchie e controllo della privacy: nel primo caso vai come un treno, nel secondo è più macchinoso ma puoi comunque far sì che ogni singolo post venga visto soltanto da chi vuoi che lo veda.
    Esempio: carico una foto su Facebook che fa riferimento a un contesto di vita reale, meno interessante dal punto di vista professionale? La rendo visibile soltanto agli amici più stretti, quelli che nel frattempo avrò inserito nell’apposita lista. È un compromesso accettabile, a chi vuole lavorare con te quel dettaglio della tua vita può rimanere nascosto.

    Su Instagram rendi il profilo privato o pubblico; non puoi decidere volta per volta ma perlomeno puoi selezionare i contatti. Con Twitter e Pinterest tutto è alla portata di tutti, devi decidere a priori se quel tweet, pin o quella bacheca hanno una qualche coerenza o funzionalità. Anche in questo caso ci saranno delle cose che non è necessario che tutti vedano o sappiano ma devi fare uno sforzo in più: non scriverle/caricarle affatto.

    È una lotta che tutti combattiamo col nostro ego ma con un po’ di autocontrollo possiamo farcela. Le stesse domande che stanno a monte di una pubblicazione avvenuta o mancata possono aiutarci anche nella vita reale: vale la pena di soffermarci su ogni singola incavolatura e farci il sangue amaro? Possiamo ogni volta far sanguinare le orecchie agli altri parlando di noi o pretendere attenzione senza darne altrettanta?).

    Per rispondere alla tua domanda: da te mi aspetto, semmai dovessi incontrarti dal vivo, una bella chiacchierata sulla musica e forse qualche confronto professionale sulle condizioni di lavoro nel campo della comunicazione: non perché tu parli solo di questo, ma perché anche a me queste cose interessano e tendo a ricordarle con più facilità.

    Una piccola domanda ispirata da Damien Rice voglio fartela: e se parlare di musica ti aprisse una possibilità nuova, ossia mettere insieme una tua passione e il tuo lavoro? Pensaci! 😉

    Reply
    1. LaCamys Author

      Ciao Serena! Concordo con la tua riflessione, e prima o poi spero che la faremo davvero a voce 🙂
      E come risposta alla tua domanda finale: io nasco giornalista musicale, i miei primi passi nelle community (prima da utente e admin, e poi come community manager) nascono proprio da lì. Mi piacerebbe unire le cose, ma i due mondi sono molto complicati, figurarsi se li mettiamo insieme 😉

      Reply
      1. Serena

        Perché no? Giro poco per eventi social ma magari ci becchiamo a qualche concerto! 😉
        Capisco la difficoltà, ma si vede che parli di qualcosa che ti piace. Non solo rappresenti te stessa quando parli di musica ma è un aspetto che riguarda (o ha riguardato) anche la tua vita professionale. Quindi avanti con i post su Damien (giusto che stamattina ne ho letto uno nuovo di zecca)!
        Buona giornata 🙂

        Reply

Leave Your thought on this post

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.