Qualche settimana fa, Michela mi ha detto: “voglio partecipare ad un concorso fotografico, ha come tema la felicità: ti va di farti fotografare?”

E io ho detto di si.

Anche se odio farmi fotografare. Non mi piaccio mai, non  mi piace quando rido o sorrido in foto, avrò si e no 3-4 fotografie in cui mi piaccio. E avere un fratello fotografo non ha aumentato il numero di immagini decenti.

Però Michela fa delle foto veramente belle, e ho pensato che al massimo gli avremmo dato una botta di photoshop e voilà, avrei avuto una nuova foto profilo.

Io e Michela abbiamo lavorato insieme per un mesetto qualche anno fa, e siamo rimaste in contatto, specialmente grazie al fatto che cucina uno dei risotti ai porri più buoni dell’universo e alla nostra comune passione per i concerti di chiunque e per la televisione brutta.

“Voglio chiedere a 10 amiche di farsi fotografare in posti che le rappresentano: a te le faccio in stazione” “Michi, io non sono felice in stazione“. “Perché nessuna di voi ha capito il progetto?” .

Le premesse sono state: tranquilla, faccio una cosa in totale relax, solo per divertirci. E siamo finite ad avere a che fare con un piano di produzione VERO (altro che il relax), per mettere insieme 10 persone, tempi, serate, luoghi, luci etc.

Al che, come tutte le donne che si rispettino,  mi è salito il problema outfit.

“Michi, come mi devo vestire, contando che saremo in stazione al pomeriggio?”

Con un tutù.

“Ma non ce l’ho! E non so se lo trovo in tre giorni! Però aspetta io ho una gonna di tulle, sul dorato, potrei metterla con le ballerine e una cosa nera sopra.”

” Ma io scherzavo!”

La felicità non era la mia, la felicità era la nostra, di stare insieme, di strappare un’ora alle nostre vite per godercela e ridere. Quindi abbiamo passato una mezz’ora, nel pomeriggio più caldo di maggio e con la stazione piena di gente che mi fissava. Ha scattato foto, io ho cercato di non sembrare un blocco di marmo, e qualche volta sono scoppiata a ridere, mentre chi passava mi salutava da dietro i vetri.

La felicità c’è stata dopo, davanti a un prosecco e a delle patatine. C’è stata nei giorni successivi, emozionate tutte dal vedere come fossero le immagini e come Michela ci vedesse.

Il risultato lo trovate qui. Non sono forse la più felice in quelle foto, ma di certo sono io.

E di questo sono felice.

 

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